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Stabilire una Base di Sicurezza per Anarchicx e Radicali

Il collettivo Tinderbox ha dato il permesso di pubblicare online questo articolo.

Questo testo è stato scritto in risposta a un bisogno continuo, a Philly e altrove, di pratiche di sicurezza più rigorose. Risponde anche in parte a “To the International Anarchist Movement: Three Security Proposals” del No Trace Project, che include una proposta per stabilire localmente delle basi comuni di sicurezza. le autrici scrivono:

“Le anarchiche che portano avanti azioni dirette dovrebbero analizzare i rischi associati alle loro azioni e prendere precauzioni adeguate: vestirsi in modo anonimo, fare attenzione alla videosorveglianza e alle tracce di DNA, e così via. Tuttavia, questo non basta. Se soltanto coloro che compiono azioni prendono precauzioni, diventa più facile per i nostri nemici individuare queste persone. Questo, innanzitutto, perché si distinguono: se solo poche compagne lasciano sempre il telefono a casa, per esempio, questo potrebbe diventare un punto di partenza evidente per un’indagine senza altre piste specifiche. E in secondo luogo perché i nostri nemici possono ottenere informazioni su di loro tramite le loro amicizie che non partecipano alle azioni: se qualcuno non usa i social media ma viene menzionato nei social dalle proprie amicizie, per esempio, un’indagine potrebbe analizzare i social di queste per ottenere informazioni su quella persona. Dovremmo quindi stabilire una base di sicurezza che tutte nelle reti anarchiche accettino di seguire, incluse coloro che non hanno mai partecipato ad azioni dirette e non intendono farlo.”

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Chi ha scritto questo?

L’articolo seguente cerca di offrire una panoramica da una prospettiva non tecnica e di proporre una valutazione corrispondente. Esistono alcune pubblicazioni accademiche su questo tema che potrebbero essere esaminate per una valutazione migliore. Tuttavia, il mio scopo principale qui è semplicemente sollevare la questione, non fornire una visione solida e conclusiva; quindi, se sapete qualcosa di più, pubblicatelo!

Evitare tracce che potrebbero ritorcersi contro di voi in futuro — magari anche dopo anni o decenni — probabilmente interessa a molte persone che occasionalmente commettono reati e si trovano in conflitto con la legge. Evitare impronte digitali, evitare tracce di DNA, evitare impronte di scarpe e fibre tessili o almeno disfarsi dei vestiti in seguito, evitare telecamere di sorveglianza, evitare tracce di strumenti, evitare registrazioni di qualsiasi tipo, riconoscere la sorveglianza, ecc. — tutto questo dovrebbe interessare chiunque commetta reati di tanto in tanto e voglia proteggersi dall’identificazione. Ma che dire di quelle tracce che spesso emergono solo dopo che un reato è stato commesso, dal desiderio di spiegare anonimamente la propria azione o persino usando uno pseudonimo ricorrente? Quando si scrive e si pubblica un comunicato?

 

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Occhi indiscreti: Relazione sulle modalità e gli strumenti di repressione digitale

Originale trovato su: Arachidi.noblogs
“La tecnologia digitale pervade ogni ambito delle nostre vite, e di certo la repressione statale delle lotte non sfugge a questa regola.

In quanto amici e compagne informatiche periodicamente siamo sottoposte a sessioni di domande su quello che sbirri e questure varie possono fare; altrettanto spesso, ci capita di essere a tiro di comportamenti che denotano una certa leggerezza, e che poco tengono conto di quanti strumenti i suddetti possano avere, e di quanto negli ultimi anni il budget destinato a strumenti di controllo all’avanguardia sia aumentato.

Per questo motivo, e per molti altri, abbiamo deciso di scrivere questo testo che raccogliesse un po’ di informazioni in modo schematico su ciò che abbiamo visto o letto avvenire in questi ultimi anni.

Questo testo NON è pensato per far nascere paranoie, ma come una forma di collettivizzazione; tuttavia questa raccolta può non essere comprensiva di tutte le tecniche utilizzate dallo stato, anche perchè purtroppo della maggior parte si viene a sapere a posteriori, ossia a indagini concluse.

Per non appesantire la lettura delle amiche, lasciamo le riflessioni e analisi in fondo al documento, a disposizione di chi voglia leggerle e da cestinare per chi non voglia.”

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Cancellatə- Una breve guida D.I.Y. per sopravvivere e riprendersi dall’esclusione sociale

Questo testo è stato scritto da un collettivo informale di individui cancellatə e/o socialmente banditə che, invece di rinunciare a una vita di anarchia, credono nell’espanderla per includere la sopravvivenza e la crescita al di là della politica dell’esilio sociale.

Allora. Sei appena statə cancellatə. O forse sei statə segretamente cancellatə da un po’ e l’hai scoperto solo ora. Oppure sapevi già da tempo di essere statə cancellatə, ma stai reagendo peggio di quanto immaginassi. Per prima cosa, fai un respiro profondo. Siediti… e rilassati. Nonostante ti senta malissimo in questo momento, che tu ci creda o no, questi sentimenti passeranno. Supererai questa situazione.
Forse non credi che sia possibile perché ti senti traumatizzatə. E se te lo stai chiedendo, sì, è assolutamente normale sentirsi traumatizzatə dopo essere statə cancellatə. Ogni individuo vive le cose a modo suo. Quindi è ovvio che alcune persone si sentano traumatizzate dall’esperienza di essere state cancellate. Tuttavia, la mente (e il corpo) sono noti per essere incredibilmente adattabili e resilienti! Se hai deciso di prendere in mano questa zine e stai leggendo queste parole, hai già dimostrato la volontà di andare avanti. Continuiamo su questa strada!

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Indagini sulle azioni dirette anarchiche: le sfide che affronta la polizia

Originale da: No Trace Project

Supponiamo che alcunə anarchicə stiano pianificando un’azione diretta anonima e illegale. Per esempio, vogliono imbrattare un muro, o distruggere una banca, o bruciare un edificio governativo. Lo scopo della polizia è di prevenire azioni del genere e/o di identificare e arrestare lə anarchicə e raccogliere abbastanza informazioni in modo che queste siano condannatə. Cosa può fare la polizia per raggiungere questo obiettivo, a seconda delle loro motivazioni, delle loro risorse, del tipo di azione, e del modo in cui lə anarchicə si organizzano? Che sfide affronteranno? E come possono lə anarchicə identificare queste sfide come debolezze per sfruttarle e agire senza essere presə?

Questo testo vuole dare un contributo per rispondere a queste domande affrontando alcuni dei punti che pensiamo siano stati esplorati in maniera insufficiente dagli scritti anarchici degli ultimi anni.

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Segreti e bugie

Originale trovato su ungratefulhyenas
…Non voglio più far parte della banda. Voglio solo essere di nuovo inclusx.
Non c’è nessun senso di solidarietà né di affinità.
C’è rabbia e impotenza.
C’è isolamento e depressione.
C’è sfinimento. C’è orgoglio. C’è frustrazione.
La risata di chi tiene segreti è impertinente per la segretezza, i loro corpi insuperbiti dalle bugie. I loro occhi guardano dappertutto tranne che i miei e, per la prima volta nella mia vita, attraverso il carcere, attraverso gli arresti, attraverso l’attacco, attraverso le rivolte, attraverso le discussioni, non ho compagnx…

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Il web dell’odio decentralizzato

Le persone che sostengono la supremazia bianca hanno iniziato a cercare più servizi alternativi online, compresa la tecnologia Peer-to-Peer (P2P), poiché è in atto una crescente pressione per mitigare la rapida crescita dei sostenitori della supremazia bianca che si organizzano via Internet con forme e provider più tradizionali e centralizzate. In questo rapporto descrivo il sistema P2P per un pubblico non del settore, spiego come e perché le persone che sostengono la supremazia bianca lo stanno usando e mostro come possiamo utilizzare i punti di forza dei sistemi P2P per un impatto sociale positivo. I principali sistemi P2P usati dai sostenitori della supremazia bianca sono: archiviazione di file, forum, comunicazione e finanziamento. Le principali minacce dell’uso della tecnologia P2P per diffondere l’odio sono l’organizzazione di violenza basata sull’odio, molestie organizzate o sparpagliate e la facilitazione della diffusione di contenuti di odio dannosi o illegali. Molti nella comunità P2P stanno prendendo provvedimenti per ridurrne il potenziale abuso. La tecnologia P2P offre un incredibile potenziale per la collaborazione umana, ma pone anche alcune sfide che sono intrinseche. Questo articolo pone una domanda critica: come possiamo navigare nel terreno inesplorato della tecnologia P2P senza rinunciare ai suoi potenziali benefici o minimizzare i rischi inerenti?

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HackBack! Chiacchiere con Phineas Fisher

Hackerare viene spesso visto come qualcosa di tecnico, un semplice fatto di attacco e difesa. Tuttavia le motivazioni sono fondamentali. La stessa tecnologia che costruisce strumenti oppressivi può essere utilizzata come un’arma per l’emancipazione. L’hacking, nella sua forma più pura, non riguarda l’ingegneria tecnologica: si tratta di fare leva sulle dinamiche di potere mandando in cortocircuito la tecnologia. È un’azione diretta verso il nuovo mondo digitale nel quale tuttx viviamo.

Nella penombra dell’impero tecnologico, il mondo hacker è diventato un obiettivo di assimilazioni e infiltrazioni. Ma la base sotterranea non può essere sradicata: di tanto in tanto una nuova azione affiora in superficie. Alcunx delle/degli hacker che ammiriamo sono scrittori di codici che forniscono strumenti per la privacy online e l’anonimato. Altri gruppi creano e distribuiscono media alternativi. E poi ci sono quellx che fanno contro-hacking.

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Who are you streaming for

Ci sono molti modi per documentare efficacemente il movimento, ma nel frattempo proteggendo gli spazi, i movimenti e la privacy delle persone. Il live streaming in genere NON è uno di questi.

Un problema comune con gli streamer è la loro presunzione, spesso citando il valore di portare il movimento alla gente. Ma gli streamer hanno difficoltà ad ammettere che il loro lavoro è più prezioso per la polizia che per i manifestanti.

In un mondo di voyeurismo ed esibizionismo, gli Streamer spesso si lasciano trasportare, interpretando il loro ruolo come un narratore del movimento. Spesso riprendono le persone senza il loro consenso, dando più valore alla comunicazione con i loro spettatori che alla protezione del gruppo che sta già correndo dei rischi solo scendendo in strada a protestare.

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Libano 17-18 Settembre: Di cercapersone, stragismo e servizi segreti

copertina opuscoloUna breve raccolta di testi che danno delle informazioni di contesto e tecniche sulla ennesima strage sionista del 18 Settembre 2024 principalemente avvenuta in territorio libanese compiuta attraverso cercapersone ed altri device. Dato che è la prima volta che questo genere di attacchi esce dalla sfera della fantascienza e entra nelle “nostre” vite pare interessante capire le dinamiche.
La così detta guerra asimmetrica è qui e si manifesta sempre più spesso attraverso “internet delle cose”. Questo ci chiama inevitabilmente a riflettere sulla tecnologia e i suoi sviluppi. Con le sue due facce, quello della creazione di armi micidiali con la pretesa di scientificità ed accuratezza, e quello dell’estrattivismo che sin dagli albori del colonialismo è una delle principali cause della guerra.

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Susaron 4

copertina opuscoloIl 3 novembre 2022, la BIPE (Brigata di Investigazioni Speciali di Polizia) ha arrestato 4 compagnx accusatx dell’attacco incendiario compiuto dal “Grupo de Respuesta Animal” il 18 settembre 2022 contro i camion dell’azienda di carne “Susaron” nel comune di Quilicura.

L’indagine avrebbe permesso attraverso le telecamere di sorveglianza di rintracciare l’auto in cui si muovevano, oltre a triangolare il segnale dei telefoni cellulari nella casa in cui si erano riunitx prima e dopo l’attacco incendiario.

Due compagnx sono statx anche accusatx di possesso di munizioni trovate nelle case che sono state perquisite e tuttx e quattro sono statx accusatx di incendio doloso.

Tre compagnx sono statx portatx nel carcere di Santiago 1 e l’ultimx compagnx nel carcere di San Miguel.

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Accecare i ciclopi, Distruggere il Panopticon

Ogni volta che giro un angolo e vedo una telecamera puntata su di me, nella mia mente non posso fare a meno di sentire la parola “Beccata!” Anche quando siamo più che innocenti, è difficile non sentirsi come un sospetto. In effetti, per il professionista della sicurezza che vede il mondo attraverso una telecamera di sorveglianza, tutti sono sospetti…

 

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Does Not Compute – CLODO

«Clodo» è un nomignolo con il quale i francesi si riferiscono ai o alle «clochard». Ma molti anni fa, tra il 1980 e il 1983, CLODO fu anche un acronimo usato da un gruppetto attivo in Francia nell’area di Tolosa. È verosimile che nella scelta dell’acronimo ci fosse una forma di gioco o autoironia nell’evocazione della figura lumpen del marginale, colui o colei che si aggira sotto le volte delle stazioni, reiett e maleodorante, espost agli elementi, e tuttavia beffardamente libero o libera e circonfus della propria autonomia. In ogni modo CLODO  stava per qualcos’altro: Comité pour la liquidation ou la destruction des ordinateurs. In quei tre anni CLODO  realizzò sette attentati, tutti rivendicati. Cinque volte su sette gli obiettivi furono scelti tra aziende del settore informatico. CLODO viene classificato come una banda neoluddista, nel solco di una tradizione comunemente stigmatizzata, che tuttavia consiste non tanto nell’inimicizia al macchinario in sé, ma nel rifiuto dello sfruttamento sull’uomo per mezzo del macchinario. 

 

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Brucia Il telefono

copertina opuscolo“L’idea di studiare le tematiche di questo opuscolo è nata in un momento femminista tra donne, lesbiche, froci e trans+ di scambio e condivisione sulla lotta contro le frontiere ed i dispositivi repressivi costruiti attorno ed a partire da esse. Nel cercare approfondimenti su cellulari e telefonia ci siamo imbattutx in questo lavoro che per i suoi anni era fatto molto bene.

Qualche tempo dopo abbiamo deciso di tradurlo ed aggiornarlo, già che ci stavamo lavorando sopra abbiamo tolto le parti che non ci convincevano del testo. Quindi quanto leggerete non è la traduzione del testo, ma quello che ci sembrava interessante estrapolare con varie parti ampliate o eliminate.”

 

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Signal Fails

“The Master’s Tools Will Never
Dismantle the Master’s House”
A. Lorde

Continuiamo a cercare strumenti e mezzi per comunicare tra noi ed organizzarci attraverso nuovi dispositivi tecnologici sempre più invasivi per le nostre vite e nel nostro quotidiano. D’altra parte, vogliamo dotarci di strumenti e studi necessari per comprenderli meglio ed imparare a difenderci da essi. Nessuno strumento è davvero sicuro ma possiamo adottare delle minime abitudini e norme di sicurezza per renderle il più innocue possibili.

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Telefoni sicuri?

Il tuo telefono non è semplicemente un costoso oggetto personale.

È un’estensione della tua persona. Contiene i tuoi ricordi, le tue conoscenze, i tuoi pensieri privati e semi-privati. Ti permette di trovare velocemente informazioni e condividerle con altri. Questa connessione e accesso alla conoscenza ci rende più efficaci nel raggiungimento dei nostri obiettivi. I telefoni – in un certo senso – sono diventati requisiti necessari per poter funzionare nella nostra società moderna. Per questa ragione, le persone non ne sono quasi mai prive. Quando muore la batteria o dimentichiamo il telefono a casa, ci sentiamo vulnerabili, inabili, o come se una parte di noi mancasse.

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