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(Just one moment)

Toc toc… Fiamme… Toc toc… DIGOS

“Citofoni da rifare e, per di più, non ho trovato nessuno fuori” così commentava qualche giorno fa ai giornalisti Federico Bussolin (Segretario comunale del partito della Lega) in merito al tentativo di incendio accaduto la sera del 30 Giugno ad una sede della Lega a Firenze. Da quanto sostiene appunto Bussolin pare che intorno le 21e30 qualcun abbia bussato alla finestra della sede mentre al suo interno si trovavano circa 15 persone. Pensando fosse qualche militante in ritardo Bussolin è andato ad aprire la porta ma all’esterno, con suo stupore, non ha trovato nessun militante ma una bella fiammata che bruciando giusto il citofono (e quindi non più che un po’ di paura per i militanti leghisti) metteva ben in chiaro alla Lega qual’è il trattamento che questi quartieri gli riservano. Che dalle parti di Viale Corsica la Lega non fosse ben accetta è cosa risaputa, e non che altrove gli vada meglio ultimamente, ci limiteremmo a dir questo e gioire dell’accaduto ma purtroppo ad ogni buona notizia se ne aggiungono almeno un paio meno buone.

Andiamo con ordine. Questa mattina la DIGOS si è presentata a casa di due persone per una perquisizione e notificare atti riguardanti l’attacco alla Lega ad una delle due persone.

L’accusa è assurdamente di “danneggiamento seguito da incendio” (art. 424 c.p.) con l’aggravante di “finalità di terrorismo” (270bis c.p.). Da quanto si apprende dalle carte l’indagine si è principalmente avvalsa delle videocamere della zona e della ricostruzione di un noto barista della zona. Infatti su questo ci soffermiamo un attimo..

La sera del 30 Giugno, dopo i fatti sopradescritti parte il tram tram della DIGOS in giro per la zona in cerca di tracce e indizi. Ovviamente non si fanno mancar nulla e quindi passano anche nei vari esercizi commerciali a chiedere informazioni… Tra i vari esercizi a cui decidono di far visita vi è pure il noto Bar Manzoni (storico bar di Via Mariti 100), bar che a parole pare si dica solidale e vicino alle occupazioni. E siccome voleva evidentemente mettere in chiaro da che parte si posiziona all’interno della guerra sociale tra pover e sfruttatori il gestore del Bar Manzoni oltre ad aver ben volentieri consegnato le registrazioni delle videocamere ha risposto molto volentieri anche alle domande della DIGOS e ha dichiarato di sapere chi è la persona in questione (immaginiamo che la DIGOS abbia come sempre imboccato la risposta che voleva avere…. la persona è stata comunque perquisita e accusata anche grazie alle dichiarazioni del barista infame), ha poi aggiunto che è una cliente saltuaria del bar, che quella sera era li. E per concludere ha avuto anche la brillante idea di definirla “un uomo travestito da donna” (giusto perché essere solo infami oggi non fa più speciale, bisogna anche essere transfobici!) Vi risparmiamo le cartacce della questura, le quali sono ovviamente deliranti e senza senso (oltre che offensive, transfobiche etc etc…) e chiudiamo questo articolo, se pur con tutta la rabbia possibile, con la gioia di sapere che nonostante la calma apparente, il silenzio assordante in cui ci hanno rinchiuse e la pace sociale dettata a colpi di repressione, social network, selfie e manganello c’è ancora chi decide di lanciarsi in direzione ostinata e contraria. Chi non attende un domani o un alba dell’avvenire ma decide di agire subito e arma la sua rabbia. Perché se a ragione qualcun scrive sui muri che “un altro mondo è possibile” dal nostro canto sappiamo che per averlo bisogna bruciare questo esistente.

Che la paura cambi di campo.
Che la fiamma della rivolta torni a bruciare.

 

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